Scontrino elettronico 2019: cos’è e cosa cambia

Dopo l’obbligo di fatturazione elettronica tra privati, in vigore dal 1° gennaio di quest’anno, è arrivato un nuovo cambiamento dal punto di vista fiscale e amministrativo, che riguarda altre categorie di aziende e attività che non erano state incluse nel precedente provvedimento.

Stiamo parlando dello scontrino elettronico, che dal 1° luglio 2019 deve essere emesso al posto del tradizionale scontrino fiscale.

In questo articolo vogliamo fare chiarezza su questo argomento, sia dal punto di vista applicativo e tecnologico che organizzativo e metodologico, approfondendo:

  • cos’è lo scontrino elettronico;
  • cosa cambia con lo scontrino elettronico;
  • come si devono adeguare i commercianti.

Cos’è lo scontrino elettronico

La nuova legge di bilancio 2019, che ha rivisto sotto molti aspetti la gestione delle entrate fiscali in Italia, ha previsto la sostituzione dello scontrino fiscale con un documento elettronico da trasmettere per via telematica direttamente all’Agenzia delle Entrate.

In sostanza, diciamo addio ai tradizionali scontrini e cominciamo a prendere confidenza con le nuove disposizioni.

Questo cambiamento riguarda, oltre ai consumatori, tutti i proprietari di attività di commercio al minuto e assimilato (articolo 2 del D.Lgs. del 05/08/2015 n. 127). Le uniche esonerate da questo nuovo obbligo sono alcune categorie, quali i giornalai, i tabaccai, i tassisti e i venditori di prodotti agricoli, per i quali rimane comunque l’obbligo di rilasciare ricevuta cartacea.

Il cambiamento, ad ogni modo, è graduale. A inaugurare l’era dello scontrino digitale dal 1° lugliosono solo i contribuenti con ricavi superiori a 400mila euro, mentre per tutti gli altri – anche i più piccoli – la scadenza sarà posticipata a gennaio 2020.

Questo cambiamento, nella pratica, si traduce in un maggiore controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate, che riceverà i corrispettivi al momento dell’emissione dello scontrino elettronico. Per fare questo, però, sarà necessario per i commercianti acquistare o adattare i propri registratori di cassa, in modo che possano trasmettere le informazioni in modo digitale.

Per questi cambiamenti, lo Stato riconosce nel biennio 2019-2020 un contributo del 50%, fino a un massimo di 50€ per i registratori aggiornati e di 250€ per quelli nuovi.

Cosa cambia con lo scontrino elettronico

Come detto, il principale cambiamento visibile riguarda l’assenza dello scontrino cartaceo, ma ci sono molti e importanti aspetti che i commercianti dovranno comprendere e tenere in considerazione nello svolgimento delle proprie attività.

Per cominciare, i registratori di cassa potranno essere registratori telematici (in sigla RT) o server telematici (ST) e, per chi li acquista nuovi, dovranno corrispondere ai modelli approvati dall’Agenzia delle Entrate. Esiste anche una procedura gratuita per la registrazione degli scontrini elettronici, messa a disposizione sul portale “Fatture e corrispettivi” dell’AdE.

A meno che non richieda la fattura, al cliente viene comunque rilasciato un documento commerciale in sostituzione al vecchio scontrino. Tale documento è valido ai fini fiscali e può essere utilizzato per certificare le spese per deduzioni e detrazioni.

I registratori di cassa dei commercianti, di conseguenza, dovranno ancora essere in grado di stampare lo scontrino e questo rimarrà valido anche come documento di garanzia o per il cambio merce.

Scontrino elettronico 2019: come si devono adeguare i commercianti

Ora che abbiamo visto i principali cambiamenti portati dall’introduzione dello scontrino digitale, vediamo anche quali sono gli obblighi dal punto di vista amministrativo.

Se è vero che i nuovi registratori telematici faranno il grosso del lavoro, ovvero trasmettere le informazioni di vendita direttamente all’organo preposto, è necessario sottolineare che al commerciante rimangono ancora importanti incarichi. Stiamo parlando della conservazione e della memorizzazione dei dati.

A tutti i contribuenti con attività di commercio al minuto e assimilato viene chiesto di memorizzare gli scontrini elettronici prodotti nel registratore di cassa e di inviarli attraverso l’applicazione web “Fatture e corrispettivi” prima citata.

La seconda richiesta prevede invece la conservazione degli scontrini digitali per la consueta durata di dieci anni, come previsto dal Codice Civile, fiscale e contabile, oltre che dal Codice dell’Amministrazione Digitale.

A differenza di quanto accade per la fatturazione elettronica, dove l’Agenzia delle Entrate offre un programma gratuito per la conservazione (con i limiti che abbiamo descritto qui), ciò non avviene per quella degli scontrini digitali.

Questo significa che dovranno essere i produttori dei registratori di cassa e dei software che dovranno affidarsi a imprese specializzate nella conservazione a norma di tali scontrini.

Questi obblighi, assieme a quelli visti precedentemente, sono effettivi dal 1° luglio, e la non osservanza sarà punita con cospicue sanzioni. Non sono esclusi da questi provvedimenti né gli esercizi commerciali in zone ancora non completamente coperte dal servizio internet, né i contribuenti che continueranno a documentare le vendite con i tradizionali registratori di cassa (risposta n. 9/E/2019 dell’Agenzia delle Entrate).

Le penali saranno pari al 100% dell’imposta riguardante l’entrata non documentata e, se l’errore si ripresenterà per quattro volte in un lasso di tempo di cinque anni, è prevista anche l’aggiunta di una multa accessoria che sospende l’esercizio commerciale per un periodo che può variare dai 3 giorni al mese.

Come detto, al cliente viene comunque rilasciato un documento commerciale, in sostituzione al vecchio scontrino, per certificare le spese per deduzioni e detrazioni. Con Captio, software professionale per la gestione delle spese, è possibile estrarre in automatico le informazioni contenute nello scontrino, scattando semplicemente una foto con lo smartphone e inviando i dati al proprio gestionale aziendale.

Scopri qui tutti i vantaggi oppure contattaci per saperne di più.

Spese di viaggio: limiti di deducibilità in Italia e all’estero

La deducibilità delle spese di viaggio è un tema molto comune tra i lavoratori e merita pertanto un approfondimento per chiarirne modalità e limiti previsti per legge.

Di conseguenza, la deducibilità delle spese viaggio diventa fondamentale anche per quelle aziende che le prevedono per le proprie attività. Un attento sistema di gestione dei costi, il completo controllo sulla propria travel policy e il consapevole trattamento fiscale dei rimborsi sono fattori da tenere in grande considerazione.

Prima di passare in rassegna, però, i limiti di deducibilità e le diverse alternative di rimborso spese di viaggio, è necessario dare una chiara definizione di trasferta. La deducibilità è infatti riconosciuta solamente in caso di trasferta, che bisogna distinguere dal trasferimento: mentre quest’ultimo non prevede un limite temporale e richiede l’identificazione di una nuova sede di lavoro, la trasferta si caratterizza per il rientro alla normale sede lavorativa dopo un tempo circoscritto e definito.

Per questo stesso motivo, non possono essere considerate spese di trasferta quelle che il lavoratore sostiene per recarsi al lavoro, anche se in un comune differente da quello di residenza.

In questo articolo approfondiremo:

  • cosa rientra nelle spese di viaggio;
  • come e quanto spetta per la deducibilità;
  • i diversi sistemi di rimborso.

Cosa rientra nelle le spese di viaggio

Le spese di viaggio sono i costi che un lavoratore sostiene a fronte di una trasferta di lavoro. Si possono quindi nominare il vitto, l’alloggio e il trasporto.

Ognuno di questi costi può essere sostenuto secondo la discrezione del dipendente, in accordo con l’azienda, perciò possono rientrare nelle spese di viaggio quelle per l’automobile, ma anche per treno, taxi, aereo o metro, oltre ai costi di hotel, appartamenti e alle spese sostenute per i pasti durante la trasferta.

Mentre si ha piena libertà sulle modalità di trasferta, per la deducibilità delle spese viaggio esistono delle limitazioni. Proseguendo con la lettura approfondiremo i diversi sistemi di riconoscimento dei rimborsi previsti per legge.

Deducibilità spese viaggio: come e quanto?

Per il rimborso di vitto e alloggio relativo alle trasferte dei lavoratori, esistono tre diversi sistemi di calcolo e assegnazione:

  • rimborso analitico o rimborso a pié di lista;
  • rimborso forfettario;
  • rimborso misto.

Questi sistemi sono regolamentati e distinguono tra trasferta nazionale e trasferta estera, per un corretto calcolo della deducibilità delle spese.

Rimborso analitico (o a pié di lista)

Il rimborso analitico è disciplinato dall’art. 93 comma 3 Tuir, il quale dichiara:

Le spese di vitto e alloggio sostenute per le trasferte effettuate fuori dal territorio comunale dai lavoratori dipendenti e dai titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa sono ammesse in deduzione per un ammontare giornaliero non superiore ad euro 180,76; il predetto limite è elevato ad euro 258,23 per le trasferte all’estero.

Le limitazioni alla deducibilità delle spese di vitto e alloggio, secondo il rimborso analitico, prevedono quindi un limite di 180,76€ per le trasferte fuori dal territorio comunale e di 258,23€ per quelle all’estero.

La deducibilità delle spese di trasporto, invece, non prevedono soglie, ma piuttosto riduzioni di validità.

Tutti i costi sostenuti per il veicolo di proprietà o per un’automobile a noleggio durante la trasferta – ad esempio il pedaggio autostradale o il carburante – si possono dedurre dal reddito d’impresa solamente se non si superano i 17 cavalli fiscali o i 20 cavalli in caso di vettura diesel, secondo le tabelle ACI.

Per il rimborso, il lavoratore dovrà presentare i documenti giustificativi di viaggio (fatture, scontrini, biglietti) e riassumerli in una nota spese.

Rimborso forfettario

In alternativa al sistema di rimborso analitico, l’azienda può decidere di riconoscere al lavoratore un rimborso forfettario. Questo consiste nel riconoscimento di una somma indicativa di rimborso per le spese sostenute, senza l’obbligo di presentare documenti giustificativi.

La deducibilità delle spese di viaggio sono disciplinate in questo caso dall’art. 51 comma 5 del D.P.R. n. 917/1986, che prevede un limite di 46,48€ al giorno in caso di trasferte fuori dal territorio comunale e di 77,46€ al giorno in occasione di trasferte all’estero.
In questo sistema va sottolineato che gli importi indicati sono giornalieri e non dipendono dalla durata della trasferta, inoltre non sarà obbligatorio documentare le spese di vitto e alloggio ai fini fiscali.

Il rimborso delle spese di trasporto, invece, segue la stessa procedura prevista dal rimborso analitico, integrando le spese forfettarie. Sono quindi esenti da tassazione i rimborsi di trasporto che vengono dichiarati con i rispettivi giustificativi.

Rimborso misto

Quest’ultimo sistema di rimborso delle spese di viaggio sta nel mezzo delle soluzioni previste dal rimborso analitico e da quello forfettario: oltre al rimborso analitico di vitto e alloggio, infatti, al lavoratore viene riconosciuta anche un’indennità di trasferta.

La normativa che ne regola la deducibilità prevede che il datore di lavoro possa aggiungere come indennità esente da tassazione un massimo di 30,99€ al giorno per le trasferte in Italia e di 51,65€ al giorno per le trasferte all’estero.

Queste cifre corrispondono a un’indennità forfettaria di 2/3 dei limiti imposti al rimborso forfettario, ma possono essere applicati anche limiti di 1/3 che corrispondono quindi a 15,49€ al giorno per le trasferte in Italia e 25,82€ per trasferte all’estero.

Oltre a queste cifre, anche nel caso del rimborso misto viene riconosciuta al lavoratore la deducibilità delle spese di trasporto. Come per i sistemi precedenti, dunque, è fondamentale la presenza di documenti giustificativi che permettano il calcolo del rimborso secondo le tabelle ACI. 

Per la corretta gestione delle spese di viaggio, ogni azienda dovrebbe dotarsi prima di tutto di un proprio sistema che agevoli il controllo efficace di tali costi. A questo scopo esiste uno specifico strumento, Captio, che permette di gestire in modo completamente digitale tutto il processo legato alle spese di viaggio e alle note spese.

Un software che consente di eliminare il cartaceo, creando le note spese in automatico e senza bisogno di conservare scontrini e giustificativi di spesa. Scopri ora i vantaggi di Captio e del nostro servizio di Business Travel & Expense Management oppure contattaci per saperne di più.

Controllo finanziario aziendale: un valore aggiunto

Il successo di un’azienda, piccola o grande che sia, passa da un controllo finanziario efficiente ed efficace.

Capire se l’attività stia rispettando gli obiettivi prefissati, e se vi siano scostamenti tra la strategia e i risultati che si stanno ottenendo, permette di avere sotto controllo la gestione aziendale e capire come pianificare gli step successivi.

Il controllo finanziario, o controllo dei costi, permette all’azienda di avere parametri ben stabiliti e di ottenere vantaggi concreti per il futuro dell’impresa. Vediamo, in questo articolo, perché è importante.

Controllo finanziario aziendale: cos’è

Il controllo finanziario è uno strumento che permette di avere, in qualsiasi momento, un’istantanea precisa della situazione finanziaria della società, in modo da capire se le risorse impiegate stiano concorrendo in modo efficace al raggiungimento degli obiettivi.

Tale controllo parte da un’analisi approfondita della situazione societaria e prende in considerazione elementi quali:

  • situazione patrimoniale;
  • situazione economica;
  • situazione reddituale;
  • flussi economici.

Controllare la gestione finanziaria richiede, innanzitutto, una chiara definizione degli obiettivi e dei mezzi per raggiungerli: tali indicatori saranno il punto di riferimento per poter capire se ci sono scostamenti tra il piano strategico e quello operativo.

In questo modo, sarà possibile intervenire:

  • a livello strategico, per capire quali sono le deviazioni e come correggerle;
  • a livello di investimenti, per analizzare il ritorno di quelli in atto e programmare quelli futuri;
  • a livello di costi (diretti e indiretti, fissi e variabili) del prodotto o servizio, per una definizione dei prezzi più congrua.

Vantaggi di un controllo finanziario efficace

Il controllo finanziario aziendale, se svolto in modo preciso e attento, può innanzitutto aiutare l’impresa a capire se la strada che sta seguendo è quella corretta o se, al contrario, ci sono delle problematiche da risolvere.

Il fatto di avere una fotografia dettagliata della situazione finanziaria dell’azienda, sia in generale che per reparti specifici, permette di individuare con più facilità le criticità che, a lungo andare, possono incidere sul futuro dell’impresa.

Individuare gli errori strategici per tempo permette di giocare d’anticipo e mettere in atto le misure correttive necessarie al raggiungimento degli obiettivi: un vantaggio concreto per le aziende, soprattutto per quelle più strutturate, dove la gestione dei costi può risultare maggiormente complessa e articolata.

Questo incide, dunque, anche sull’efficacia delle scelte decisionali: il controllo finanziario fornisce analisi e dati concreti, che possono fungere da riferimento più obiettivo nella definizione degli step futuri.

Infine, a trarne giovamento può essere anche la trasparenza nei confronti di lavoratori e dipendenti, che possono essere messi al corrente dei punti di forza e di debolezza dell’azienda ed essere più coinvolti nel processo di miglioramento o di raggiungimento degli obiettivi.

Controllo finanziario aziendale: risorse e strumenti

È chiaro che, per avere un’analisi e un controllo attendibile della situazione finanziaria aziendale, è fondamentale affidarsi a professionisti con competenze specifiche, che siano in grado ad esempio di:

  • predisporre il budget per le diverse unità aziendali;
  • verificare che costi e ricavi siano conformi alle previsioni e agli obiettivi;
  • proporre soluzioni correttive o di miglioramento;
  • predisporre le analisi finanziarie;
  • adottare adeguati strumenti metodologici e informatici di controllo delle attività.

Un controllo finanziario efficace, però, passa anche dall’utilizzo dell’azienda di strumenti che riducano al minimo gli errori di contabilità, per permettere al controller di avere dei dati attendibili sui quali fare affidamento.

La compilazione della nota spese, ad esempio, è uno degli ambiti nei quali si registra il più alto numero di imprecisioni, che possono incidere parecchio sulle risorse economiche di un’impresa.

Utilizzare software che semplifichino l’intero processo digitale permette:

  • ai dipendenti, di compilare la nota spese in modo facile e veloce;
  • all’azienda, di avere un quadro più fedele delle voci di costo.

Captio, di cui siamo rivenditori e integratori ufficiali in Italia, è un’applicazione multipiattaforma che garantisce un processo digitale più efficiente, controllato ed economico rispetto a quello tradizionale cartaceo.

Scopri qui tutte le funzionalità del servizio oppure contattaci ora per avere maggiori informazioni.

Spese di rappresentanza: cosa sono, deducibilità e detraibilità IVA 2019

Le spese di rappresentanza sono quei costi che le imprese sostengono per accrescere l’immagine dell’azienda e, di conseguenza, gettare delle basi potenziali per la creazione di nuovo business.

Secondo la definizione che ne dà il DM 19/11/2008, si tratta di “spese per erogazioni a titolo gratuito di beni e servizi, effettuate con finalità promozionali o di pubbliche relazioni e il cui sostenimento risponda a criteri di ragionevolezza in funzione dell’obiettivo di generare, anche potenzialmente, benefici economici per l’impresa ovvero sia coerente con pratiche commerciali di settore”.

Tali spese, in base all’art. 108, comma 2, del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) sono deducibili nel periodo di imposta di sostenimento (sempre che rispondano ai requisiti di inerenza previsti).

In questo articolo approfondiremo, nel dettaglio:

  • cosa sono le spese di rappresentanza
  • deducibilità
  • detraibilità IVA 2019

Spese di rappresentanza: cosa sono

Le spese di rappresentanza sono considerate tali quando hanno i seguenti requisiti:

  • gratuità del bene o servizio (assenza di corrispettivo o controprestazione da parte del destinatario)
  • finalità promozionali o di pubbliche relazioni
  • creazione di un beneficio economico per l’azienda (anche potenziale) o coerenza con le pratiche commerciali di settore

Alcuni esempi di spese deducibili possono essere quelle sostenute per viaggi turistici che prevedono attività promozionali di beni o servizi (e la cui produzione o scambio costituisca oggetto dell’attività caratteristica dell’impresa).

Oppure, quelle per feste, ricevimenti o altri eventi di intrattenimento organizzati per: 

  • ricorrenze aziendali, festività nazionali o religiose;
  • inaugurazione di nuove sedi, uffici o stabilimenti dell’azienda;           
  • mostre, fiere, ed eventi simili, in cui sono esposti i beni e servizi prodotti dall’impresa.

Sono spese di rappresentanza deducibili anche quelle relative a beni e servizi distribuiti gratuitamente a convegni, seminari e manifestazioni simili (ad esempio, quelle per i gadget).

Queste sono solo alcune casistiche citate nel DM del 19 novembre 2008: in generale, infatti, tutte le spese aventi i requisiti sopra elencati possono essere di rappresentanza, a patto che siano opportunamente documentate.

Spese di rappresentanza 2019: deducibilità

Le spese di rappresentanza sono deducibili nell’anno in cui vengono sostenute, in modo proporzionale a seconda dei ricavi/proventi dell’azienda:

  • fino a 10 milioni di euro di ricavi: 1,5% di importo massimo deducibile;
  • da oltre 10 milioni fino a 50 milioni: 0,6% di importo massimo deducibile;
  • oltre 50 milioni: 0,4% di importo massimo deducibile.

Le spese di rappresentanza in eccedenza dovranno essere inserite nella dichiarazione dei redditi e tassate in base alle normative vigenti: non è possibile, infatti, riportare l’eccedenza nel periodo di imposta successivo.

Al contrario, le spese che riguardano beni ceduti gratuitamente (omaggi aziendali), e con valore unitario non superiore ai 50 euro, sono deducibili dal reddito nel loro intero ammontare, anche senza considerare i limiti citati poco fa.

Le spese sostenute a beneficio dei dipendenti, invece, vengono considerate inerenti all’attività se hanno finalità educative, di istruzione, ricreazione, assistenza sociale, sanitaria o di culto. In tal caso, sono totalmente deducibili dalle imposte sui redditi, nel limite del 5 per mille dell’ammontare delle spese sostenute per lavoro dipendente (risultanti dall’ultima dichiarazione dei redditi).

Deducibilità spese di vitto e alloggio

L’articolo 109 del DPR n. 917/86 (comma 5) stabilisce la deducibilità per le spese di vitto, alloggio e somministrazione di alimenti e bevande sostenute per fornitori, clienti, agenti e autorità (al di fuori di quelle dovute a manifestazioni ed eventi di promozione).

Queste spese sono considerate anch’esse di rappresentanza, ma la deducibilità è limitata al 75% del loro ammontare. Tali costi andranno, quindi, prima ridotti al 75% e poi cumulati alle altre spese di rappresentanza: il totale sarà quello deducibile (purché entro i limiti, sopra citati, relativi a ricavi/proventi).

Spese di rappresentanza: detraibilità IVA 2019

La detraibilità IVA per le spese di rappresentanza nel 2019 riprende quanto previsto dalle normative negli ultimi anni, con riferimento al Decreto Iva (DPR 633/72).

In sostanza, è ammessa la detraibilità totale delle “spese di vitto e alloggio per ospitare clienti per mostre, fiere ed eventi simili e/o per le trasferte dei propri dipendenti e/o collaboratori”.

Tuttavia, “non è ammessa la detrazione dell’IVA relativa alle spese di rappresentanza, tranne quelle sostenute per l’acquisto di beni di costo unitario non superiore ad euro 50.”

Di conseguenza, ai fini Iva, è prevista:

  • la detraibilità del 100% delle spese di rappresentanza con importo non superiore a 50 euro;
  • l’indetraibilità del 100% delle spese di rappresentanza con importo superiore a 50 euro.

Per avere sempre sotto controllo le spese aziendali, in modo efficace e intuitivo, moltissime imprese si affidano a Captio, un utile strumento che permette di digitalizzare i processi di programmazione, autorizzazione e prenotazione di viaggi e trasferte, oltre a quelli di monitoraggio, riconciliazione, contabilizzazione dei costi e archiviazione della nota spese.

Per saperne di più, scopri subito i vantaggi di questo software per la tua azienda e il valore aggiunto garantito da Validata.

Gestione del tempo: 3 consigli per ottimizzare le attività

Rendere efficaci i processi aziendali significa gestire il tempo a disposizione al meglio per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Il mercato del lavoro è sempre più frenetico e multitasking: la tecnologia si evolve in modo costante, semplificando e velocizzando le azioni a una velocità impensabile anche solo fino a qualche anno fa.

Ecco perché, oggi, una delle esigenze più sentite dalle imprese è quella di ottimizzare le attività per:

  • evitare di sprecare tempo inutilmente
  • avere sotto controllo gli impegni e i progetti da portare a termine 
  • velocizzare i processi senza rinunciare alla qualità del lavoro

In questo articolo abbiamo individuato alcuni fattori da tenere in considerazione per una gestione del tempo e delle attività più efficace. Ecco qualche consiglio.

1) Stabilire delle priorità per pianificare il lavoro

Gli impegni quotidiani possono essere tanti, ma non tutti hanno lo stesso peso: sia in termini di importanza che di tempo da dedicare.

Pianificare le attività, ordinandole in base alle priorità, può aiutare nel seguire un programma più preciso e nell’avere sotto controllo ciò che devi fare. Certo, ci sono situazioni inaspettate che possono emergere in un secondo momento, ma proprio per questo avere un quadro definito degli impegni permette di gestire al meglio l’imprevisto e sapere come e dove inserirlo.

È possibile ragionare in due modi: una pianificazione settimanale generale, che tenga conto solo delle attività davvero imprescindibili, e una giornaliera – più specifica – dove fare il punto della situazione a inizio mattinata, creando una to-do-list degli impegni in ordine di priorità. In certi casi, può essere utile anche rivedere questa lista a metà giornata, a seconda delle nuove esigenze emerse in corso d’opera.

2) Gestione del tempo efficace: eliminare gli sprechi

Ci sono mansioni che necessitano di attenzione immediata e che vanno portate a termine il prima possibile, altre che possono essere affrontate in un secondo momento e altre ancora, invece, che si rivelano essere solo perdite di tempo.

La matrice di Eisenhower è un modello utile nella definizione di questi parametri. Dividendo un foglio in quattro quadranti, vi andranno inserite le diverse attività in base alle seguenti caratteristiche:

  • urgente e importante (crisi)
  • non urgente ma importante (opportunità)
  • urgente ma non importante (inganno)
  • non urgente e non importante (spreco)

In questo modo, risulteranno più chiari quegli elementi che rischiano di sottrarre tempo prezioso ai lavori più importanti.

Eliminare gli sprechi di tempo permette una pianificazione del lavoro più efficace e senza distrazioni. Un esercizio utile per una miglior definizione di ciò che è urgente e/o importante, può essere quello di annotare il tempo dedicato ad ogni attività, una volta portata a termine: basterà farlo per una o due settimane, in modo da avere una panoramica reale di quali sono gli impegni che occupano la maggior parte della giornata.

3) Utilizzare gli strumenti adeguati per ottimizzare i tempi

Impiegare strumenti efficaci, nel proprio lavoro, garantisce non solo una riduzione dei tempi ma anche risultati migliori.

Con l’evoluzione del digitale, molte attività possono essere semplificate e, al tempo stesso, assicurare performance nettamente migliori.

Ad esempio, digitalizzare la gestione delle trasferte e delle note spese, permette all’azienda di:

  • ridurre i tempi
  • ottimizzare le procedure
  • ridurre gli errori (e, di conseguenza, risparmiare in modo concreto)  

Rispetto al tradizionale processo cartaceo, dunque, quello digitale risulta più controllato, trasparente ed economico.

Un’efficace organizzazione del tempo passa anche dalla conoscenza delle innovazioni e dall’apertura a nuovi strumenti: per saperne di più su Captio, applicazione per smartphone e tablet di cui siamo rivenditori e integratori ufficiali in Italia, leggi qui di cosa si tratta oppure contattaci.

Calcolare il rimborso chilometrico con le tabelle ACI 2019

Le tabelle ACI 2019 contengono le tariffe per i rimborsi chilometrici rivolti ai lavoratori che utilizzano un’auto (o una moto) a uso promiscuo.

Per calcolare i valori di riferimento, l’ACI si basa sui prezzi dei carburanti (continuamente aggiornati) indicati dal Ministero dello Sviluppo Economico e da Metanoauto.

Ogni anno, le nuove tariffe ACI vengono pubblicate in Gazzetta Ufficiale entro il 31 dicembre: per il 2019, le “Tabelle nazionali dei costi chilometrici di esercizio di autovetture e motocicli elaborate dall’ACI” sono uscite nel supplemento ordinario n. 57 della Gazzetta Ufficiale n. 295 del 20 dicembre 2018.

Vediamo maggiori dettagli in questo articolo.

Rimborso chilometrico: chi può richiederlo

I veicoli utilizzati sia per lavoro che per esigenze private sono uno dei fringe benefit più comuni, e le tabelle ACI sono il riferimento per determinare i rimborsi chilometrici in caso di vettura a uso promiscuo.

Possono richiedere l’indennità chilometrica:

  • lavoratori dipendenti;
  • soci;
  • amministratori professionisti o non professionisti;
  • lavoratori autonomi occasionali.

In ogni caso, affinché i lavoratori possano ricevere il rimborso dei km è fondamentale che siano in possesso di specifica autorizzazione in forma scritta (conferimento dell’incarico) rilasciata dal datore di lavoro, in modo da poter effettivamente utilizzare il proprio veicolo sia ad uso personale che per lavoro.

Calcolare il rimborso chilometrico con le tabelle ACI

Le tabelle ACI contengono le tariffe di:

  • autoveicoli in produzione (a benzina, a gasolio, a benzina-GPL, a benzina-metano, a metano esclusivo, elettrici e ibridi);
  • autoveicoli fuori produzione (a benzina, a gasolio, a benzina-GPL, a benzina-metano, a metano esclusivo, elettrici e ibridi);
  • motoveicoli.

È possibile cercare ogni singola vettura grazie alle voci presenti nelle tabelle, quindi per marca, modello o serie. Nel caso in cui il veicolo utilizzato a uso promiscuo non sia presente tra quelli riportati nelle tabelle, andrà preso come riferimento il modello più simile (in base a quanto stabilito dalla circolare ministeriale 326/1997).

Il calcolo del fringe benefit per veicoli a uso promiscuo si basa su un criterio forfetario: vengono presi come riferimento 15.000 km percorsi all’anno e non l’effettiva percorrenza.

Quindi, nelle tabelle ACI, andrà considerato il dato relativo al “Fringe benefit annuale“, in base al proprio modello di veicolo.

Tale valore rappresenta il 30% del numero che si ottiene moltiplicando il costo chilometrico per 15.000. Questo perché, sul totale, viene convenzionalmente divisa la percorrenza tra 70% ad uso personale e 30% a utilizzo lavorativo.

Il fringe benefit annuale, sul quale verranno calcolate tasse e contributi, va poi diviso per le mensilità di assegnazione dell’incarico, in modo da avere l’importo da inserire in busta paga.

Qui puoi consultare le tabelle ACI 2019 pubblicate in Gazzetta Ufficiale e trovare il tuo modello di vettura.

Rimborso km e spese di viaggio: compilare la nota spese in modo efficace

Le spese di viaggio possono includere diverse voci di costo: non solo i km percorsi ma anche vitto, alloggio e tutti quei costi specifici che l’azienda può includere tra quelli rimborsabili.

Ecco perché, in mancanza di strumenti adeguati, la nota spese è un documento che può essere facilmente soggetto a errori e a difficoltà nel tracciare le spese. La conservazione cartacea di tutti gli scontrini, ad esempio, può essere difficoltosa sia per il lavoratore che per l’ufficio contabile.

Al contrario, utilizzare un valido software per la gestione delle trasferte permette di digitalizzare i processi, anche per spese di natura diversa. Ad esempio:

  • rimborso km: registrazione delle spese per il carburante su smartphone, tablet o tramite Google Maps
  • scontrini: fotografandoli da dispositivo mobile, è possibile estrarre i dati e inviarli subito all’azienda;
  • carte di credito: vengono importati in automatico i pagamenti effettuati.

In questo modo l’impresa riduce al minimo gli errori di compilazione (che spesso possono costare cari) e semplifica anche ai dipendenti la compilazione e l’invio della nota spese.

Captio è un software che può soddisfare tutti questi bisogni, con la possibilità di integrarlo nei gestionali aziendali in modo facile e veloce.

Per saperne di più, scopri qui il nostro servizio di Business Travel & Expense Management oppure contattaci oggi stesso per avere le informazioni che cerchi.

Come emettere fattura elettronica con codice fiscale ignoto

Come emettere fattura elettronica verso consumatori finali con codice fiscale ignoto? Tale situazione può riscontrarsi, infatti, per le operazioni di pubblica utilità, dove le utilities devono emettere e-fattura al consumatore finale ma non sono in possesso del codice fiscale.

Una situazione che riguarda i contratti stipulati prima dell’1 gennaio 2005, nei quali non è stato riportato il CF né è stato possibile identificarlo.

Poiché, da un lato, l’erogazione dei servizi di pubblica utilità non può essere interrotta, ma dall’altro è comunque obbligatorio trasmettere la fattura elettronica al Sistema di Interscambio, l’Agenzia delle Entrate è intervenuta con un Provvedimento (n.527125/2018) per chiarire questo punto. Vediamo subito cosa prevede.

Fattura elettronica con codice fiscale ignoto: come fare

L’Agenzia delle Entrate stabilisce che i soggetti passivi IVA, che erogano servizi di pubblica utilità e che devono emettere e-fatture a consumatori finali con CF ignoto, devono comunicare all’AdE stessa l’elenco contenente per ciascun contratto:

  • il proprio numero di partita IVA;
  • il codice identificativo univoco del rapporto contrattuale con il soggetto di cui non si conosce il codice fiscale.

Questa comunicazione, che va firmata digitalmente, deve essere effettuata tramite messaggio di posta elettronica certificata, cui vanno allegati:

  • una dichiarazione, redatta sulla base del facsimile in Allegato 1;
  • un file specifico (predisposto secondo le modalità dell’Allegato 2) con l’elenco dei singoli codici identificativi.


Fattura elettronica con codice fiscale ignoto: modalità di trasmissione della comunicazione

Le comunicazioni viste nel paragrafo precedente vanno inviate via PEC all’indirizzo procedura.cf.sdi@pec.agenziaentrate.it almeno 20 giorni prima della data di trasmissione delle fatture elettroniche.

I due file possono essere:

  • allegati in un’unica cartella compressa, firmata digitalmente;
  • firmati digitalmente e allegati alla PEC singolarmente.

L’oggetto della PEC dovrà riportare la dicitura “Comunicazione Utilities – c.a. Divisione Servizi”, mentre il file con l’elenco deve essere denominato “Elenco-codici-identificativi-CF” e contenere due colonne:

  • una con la partita IVA dell’ente erogatore;
  • l’altra con il codice univoco del contratto.

E-fattura con CF ignoto: modalità di compilazione

Le modalità per la compilazione della fattura elettronica, nel caso specifico oggetto di questo articolo, vengono precisate nell’Allegato 2 del provvedimento del 28 dicembre 2018.

Nel campo <IdPaese> l’utility dovrà inserire il codice convenzionale “OO” (due volte la lettera maiuscola O), mentre quello <IdCodice> andrà completato con il numero di riferimento univoco del contratto (preventivamente comunicato all’Agenzia delle Entrate, come visto nel precedente paragrafo).

Grazie alla lista fornita dall’utility, il Sistema di Interscambio può verificare, a fronte di una fattura elettronica con codice “OO” nel campo <IdPaese>, che il valore nel campo <IdCodice> sia presente nella lista dei riferimenti univoci dei contratti comunicati dall’utility stessa.

Qualora il controllo dovesse fallire, il file verrebbe scartato con codice errore 00305.

In generale, l’Agenzia delle Entrate può effettuare controlli, anche a campione, per verificare il rispetto di quanto previsto dal provvedimento e dalle normative di riferimento.

Se cerchi un servizio che ti permetta di gestire, in modo efficace, tutto il processo di fatturazione elettronica, il nostro servizio VALIBILL ti permette di integrare ogni passaggio: conversione dei file da PDF a XML, emissione, trasmissione, ricezione e conservazione dei documenti digitali.

Facilmente integrabile con il tuo gestionale aziendale, ti consente di continuare a emettere fatture come hai sempre fatto prima dell’obbligo in vigore da gennaio 2019 (nel pieno rispetto della protezione dei dati personali).

Per avere maggiori informazioni e capire nel dettaglio i vantaggi per la tua attività, contattaci oggi stesso!

Autofattura e reverse charge: le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate

Tra le FAQ dell’Agenzia delle Entrate, in tema di fatturazione elettronica, sono state fornite alcune indicazioni utili riguardo autofattura e reverse charge.

Il meccanismo di inversione contabile, o reverse charge IVA, prevede il trasferimento dell’onere dell’imposizione fiscale dal venditore al compratore. È quindi il destinatario a corrispondere l’IVA invece del fornitore.

Come precisato dall’Agenzia delle Entrate, su questa tematica va fatta una distinzione importante tra reverse charge esterno e reverse charge interno.

Nel primo caso, ovvero per gli acquisti intracomunitari e per quelli di servizi extracomunitari, l’operatore IVA residente o stabilito in Italia sarà soggetto all’obbligo di invio del cosiddetto “esterometro” (comunicazione mensile delle operazioni transfrontaliere, ai sensi dell’art. 1, comma 3bis, del D.Lgs. 127/15).

Nel secondo caso invece, ovvero per gli acquisti interni, la normativa prevede un’integrazione della fattura ricevuta con l’aliquota e l’imposta dovuta (e conseguente registrazione della stessa). Vediamo, nel dettaglio, i chiarimenti dell’AdE in tema di autofattura e di invio al Sistema di Interscambio.

Autofatture al Sistema di Interscambio: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

Tra le FAQ dell’Agenzia delle Entrate, in tema autofatture, due quesiti riguardano:

  • invio o meno delle autofatture al Sistema di Interscambio;
  • possibilità di conservare le autofatture cartacee e le fatture B2B in modalità digitale, nel caso le autofatture abbiano la stessa numerazione delle fatture attive inviate al SdI.

La fattura elettronica riportante la natura “N6” identifica l’operazione effettuata, per gli acquisti interni, in regime di inversione contabile.

L’AdE specifica che una modalità alternativa all’integrazione della fattura può essere “la predisposizione di un altro documento, da allegare al file della fattura in questione, contenente sia i dati necessari per l’integrazione sia gli estremi della stessa”.

Questo documento può essere inviato al Sistema di Interscambio in via facoltativa e, qualora si usufruisca di tale servizio, esso può essere conservato dal servizio di conservazione dall’Agenzia delle Entrate (in questo articolo, alcune specifiche su cosa non può fare il software gratuito dell’AdE).

Scegliere la conservazione digitale delle autofatture, tramite strumenti efficaci, permette di digitalizzare l’intero processo di fatturazione ed evitare di avere documenti cartacei separati dalle fatture elettroniche.

Autofatture e reverse charge: altre indicazioni

Un altro quesito cui l’Agenzia delle Entrate fornisce delle indicazioni riguarda la seguente casistica:

“Posto che le fatture elettroniche non sono modificabili, si chiede di sapere se, nei casi in cui il debitore dell’imposta sia il cessionario/committente, sia indispensabile che questi, ai fini dell’assolvimento del tributo, provveda a generare un documento informatico riportante l’integrazione della fattura del fornitore, da associare alla fattura stessa, oppure possa ritenersi sufficiente che gli elementi per il calcolo dell’imposta dovuta emergano direttamente ed esclusivamente dalla registrazione della fattura ai sensi dell’art. 23, D.P.R. n. 633/72”.

Anche in questo caso, è necessario innanzitutto tenere presente quanto citato in precedenza riguardo alla distinzione tra reverse charge interno ed esterno.

Inoltre, vale la stessa modalità alternativa all’integrazione della fattura vista nel paragrafo precedente, tramite predisposizione di un altro documento e la possibilità di inviarlo al Sistema di Interscambio (sempre in via facoltativa).

L’AdE chiarisce, inoltre, come questo documento venga definito autofattura solo per consuetudine, “poiché contiene i dati tipici di una fattura e, in particolare, l’identificativo IVA dell’operatore che effettua l’integrazione sia nel campo del cedente/prestatore che in quello del cessionario/committente”.

La vera e propria autofattura è quella emessa, ad esempio, per gli omaggi: per questa casistica sussiste l’obbligo di fatturazione elettronica.

Autofattura e reverse charge per passaggi interni

Altre due indicazioni, riportate tra le FAQ dell’AdE, riguardano le fatture relative a passaggi interni. Nello specifico si chiede se:

  • le fatture relative ai passaggi interni, ai sensi dell’articolo 36 del decreto Iva, seguano le regole ordinare (e dunque vengano trasmesse all’emittente mediante SdI);
  • gli obblighi di fatturazione elettronica riguardino anche le operazioni prive di controparte (ad esempio, l’autofattura per passaggi interni tra contabilità separate).

In entrambi i casi, la normativa prevede che le fatture per tali operazioni debbano essere a tutti gli effetti fatture elettroniche, da inviare al Sistema di Interscambio.

Potrebbe interessarti anche: Fattura elettronica differita: modalità, tempi e info utili

VALIBILL è il servizio che integra fatturazione elettronica, conservazione digitale e conversione del formato delle fatture: scopri di più in questo articolo, oppure contattaci per avere maggiori informazioni.

Fattura elettronica differita: modalità, tempi e info utili

Come gestire le fatture elettroniche differite e quali sono modalità e tempi stabiliti dall’Agenzia delle Entrate?

Tra gli interrogativi più comuni in tema di fatturazione elettronica B2B, obbligatoria dal 1° gennaio 2019, vi è appunto la gestione delle fatture differite.

Per quelle immediate, infatti, dal 1° luglio 2019 bisognerà emettere fattura entro 10 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione di cessione del bene o di prestazione del servizio.

Ma cosa prevedono le norme per le fatture differite? Vediamolo insieme in questo articolo.

 

Fattura elettronica differita: modalità e tempi

 

L’obbligo di fatturazione elettronica tra privati non ha modificato quanto previsto all’art. 21, comma 4, del d.P.R. n. 633/72.

Nello specifico, la lettera a) prevede che:

Per le cessioni di beni la cui consegna o spedizione risulta da documento di trasporto o da altro documento idoneo a identificare i soggetti tra i quali è effettuata l’operazione ed avente le caratteristiche determinate con decreto del Presidente della Repubblica 14 agosto 1996, n. 472, nonché per le prestazioni di servizi individuabili attraverso idonea documentazione, effettuate nello stesso mese solare nei confronti del medesimo soggetto, può essere emessa una sola fattura, recante il dettaglio delle operazioni, entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle medesime”.

Questo significa che, per legge, è possibile l’emissione di fattura differita entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni di cessione di beni o prestazioni di servizi, specificando il dettaglio di tutti i DDT emessi.

Nelle FAQ riportate sul sito dell’Agenzia delle Entrate, viene fatto anche un esempio di fattura differita per quanto riguarda le tempistiche. Per una cessione di beni effettuata il 20 gennaio 2019, il soggetto interessato potrà emettere fattura elettronica differita il 10 febbraio e:

  • al momento della cessione (20 gennaio), emettere un DDT (o un altro documento equipollente) che accompagni la merce;
  • datare la fattura elettronica al 10 febbraio e indicarvi i riferimenti del/dei DDT (numero e data);
  • far concorrere l’IVA alla liquidazione del mese di gennaio.

Emissione fattura differita: “fattura proforma” e conservazione dei DDT

 

In tema di fatturazione elettronica differita, le FAQ dell’Agenzia delle Entrate forniscono altri due chiarimenti per quanto riguarda “fattura proforma” e conservazione dei DDT.

Nel primo caso, la fattura proforma viene ritenuta un formato idoneo per supportare il differimento dell’emissione dell’e-fattura per le prestazioni di servizi. Tale fattura proforma (o “avviso di parcella”) deve contenere:

  • descrizione dell’operazione;
  • data di effettuazione della stessa;
  • identificativi delle parti contraenti.

Il secondo caso riguarda le modalità conservazione dei DDT emessi in caso di fattura differita. Questi possono essere conservati anche in maniera cartacea: sia quelli relativi a cessioni di beni che prestazioni di servizi.

La circolare n. 18/E/2014 precisa che può essere utilizzata la documentazione commerciale prodotta e conservata (ad esempio un documento che attesti l’avvenuto incasso, il contratto, la nota di consegna dei lavori o la lettera d’incarico) per poter individuare:

  • prestazione eseguita;
  • data di effettuazione;
  • parti contraenti.

In ogni caso, la conservazione digitale dei DDT, tramite strumenti adeguati, risulta senza dubbio la soluzione più efficace per evitare di ritrovarsi da un lato le fatture elettroniche e dall’altro i documenti cartacei. Una modalità di conservazione, quest’ultima, senz’altro poco pratica e funzionale per le aziende che vogliono digitalizzare l’intero processo di fatturazione.

 

Emissione tardiva fatture elettroniche: sanzioni

 

La mancata o tardiva emissione della fattura elettronica prevede una sanzione amministrativa compresa tra il 90% e il 180% “dell’imposta relativa all’imponibile non correttamente documentato o registrato nel corso dell’esercizio”, con un minimo di 250 euro (art.6 del D.Lgs. 417/97).

La sanzione è ridotta, invece, nel caso in cui la violazione non incida sulla corretta liquidazione del tributo (compresa tra un minimo di 250 e un massimo di 2 mila euro).

Nei primi mesi del 2019 è previsto un periodo di “assestamento”, con sanzioni meno severe, per adeguarsi all’obbligo di fatturazione elettronica, che durerà:

  • fino al 30 settembre 2019 per i contribuenti mensili;
  • fino al 30 giugno 2019 per quelli trimestrali.

Per l’emissione tardiva della fattura elettronica, al contribuente non verranno applicate le sanzioni previste, a patto che l’e-fattura venga emessa entro la data della liquidazione periodica dell’IVA.

Per le fatture emesse entro il termine di effettuazione della liquidazione successivo a quello di competenza, le sanzioni sono invece ridotte dell’80% rispetto a quelle previste dal secondo semestre dell’anno in poi.

Per approfondire questo argomento, potrebbe interessarti il seguente articolo: Sanzioni fattura elettronica, cosa prevede la normativa.

Cerchi uno strumento efficace per la gestione del processo di fatturazione? Scopri il nostro servizio VALIBILL, per una completa integrazione dei processi di emissione, ricezione e conservazione delle e-fatture.

Riconciliare le e-fatture ai giustificativi di spesa (con un’app)

La fatturazione elettronica tra privati ha introdotto nuove opportunità per semplificare i processi digitali delle aziende e renderli più efficaci.

Tra le possibilità da cogliere vi è, senza dubbio, quella di poter riconciliare le e-fatture ai giustificativi di spesa, tramite sistemi informatici in grado di integrare questi due processi in modo facile e funzionale.

Grazie a strumenti come Captio, di cui siamo rivenditori autorizzati in Italia, oggi è possibile dire addio alla conservazione cartacea di scontrini e fatture, per gestire tutto con una semplice app. Ecco, nel dettaglio, quali sono le opportunità a disposizione.

 

Gestire i giustificativi di spesa con Captio

 

Captio è un software che permette di centralizzare la gestione dei rimborsi spese aziendali in un’unica piattaforma, per un processo uniforme a tutti i dipendenti e, di conseguenza, un controllo dei costi più facile, attendibile ed efficace.

Poter integrare questo strumento con i sistemi informativi dell’azienda o di terze parti (integrazione certificata ISO/IEC 27001:2013), è un valore aggiunto che permette di digitalizzare l’intero processo di fatturazione e:

  • non sprecare tempo per la gestione delle note spese;
  • evitare errori di compilazione o la tardiva consegna dei giustificativi cartacei;
  • riconciliare le fatture ricevute con i giustificativi cui si riferiscono.

Automatizzare questi processi, rendendo tutto più veloce e intuitivo, consente non solo di risparmiare in modo concreto, evitando incongruenze che possano gravare sulla contabilità dell’impresa, ma anche di investire il tempo guadagnato in attività mirate per creare nuove opportunità di business.

Ma come funziona Captio dal punto di vista operativo? Vediamolo insieme.

 

Digitalizzazione dei giustificativi cartacei con un’app

 

Il funzionamento di Captio è semplice e immediato. Utilizzando l’applicazione dal proprio dispositivo mobile, infatti, basta soltanto fotografare il giustificativo cartaceo: il software, in automatico, è in grado di estrarre i dati riportati e salvare le informazioni in cloud, in un unico gestionale di riferimento per tutti i dipendenti dell’azienda.

Questo significa che ogni collaboratore, in pochi secondi e ovunque si trovi, può raccogliere e inviare i dati per i rimborsi spese che riguardano:

  • scontrini e fatture;
  • spese di soggiorno;
  • rimborsi chilometrici;
  • pagamenti con carte aziendali.

I dati ricevuti dalla piattaforma vengono subito classificati in base a tipologia di spesa, modalità di pagamento o ad altre categorie specifiche, che possono essere create sulla base delle esigenze dell’azienda.

Il processo di digitalizzazione di Captio è pienamente conforme alle direttive stabilite dall’Agenzia delle Entrate. Questo significa che, una volta memorizzati i dati in formato digitale, non è più necessario conservare i giustificativi cartacei: le fotografie realizzate con Captio hanno validità legale e, di conseguenza, possono sostituire a tutti gli effetti lo scontrino o la fattura cartacea.

Su questo punto si è espressa proprio l’Agenzia delle Entrate, dando parere favorevole alla distruzione dei giustificativi cartacei di spesa (Interpello n. 954-479/2017, presentato da Validata stessa). Per maggiori dettagli, leggi qui i punti salienti della risoluzione n.96 sulle note spese prodotte con Captio.

 

Riconciliare le fatture ai giustificativi di spesa: vantaggi

 

Con l’obbligo di fatturazione elettronica, in vigore dal 1° gennaio 2019, l’amministrazione aziendale (o il commercialista) devono riconciliare le e-fatture ricevute con i pagamenti effettuati.

Utilizzare Captio per la gestione delle note spese, integrandolo con il proprio software di fatturazione elettronica, permette di avere un archivio digitale ordinato e sempre aggiornato, senza correre il rischio di perdere la documentazione cartacea o di riceverla in ritardo.

Questo ha dei benefici concreti per la contabilità dell’impresa, sia in termini di precisione e rapidità nella raccolta dei dati, sia per una maggior accessibilità dei documenti (che devono essere conservati per diversi anni ai fini fiscali).

Rispetto a quello tradizionale cartaceo, il processo digitale della gestione trasferte e delle note spese risulta, di conseguenza, più controllato, trasparente ed efficiente.

Captio è compatibile con Android, iOS, Blackberry e Windows Phone: per saperne di più su come risparmiare tempo, denaro e risorse, scopri il nostro servizio Business Travel & Expense Management oppure contattaci oggi stesso per parlare con uno dei nostri esperti.